Castello del Piagnaro, Pontremoli
Ai piedi del passo della Cisa c'è un'antica città di passo, sospesa tra misteri millenari e ricchezza perduta
Alla scoperta di Pontremoli, ponte tra centro e nord
Paolo Lapi
by Paolo Lapi /it/autori/paolo-lapi/

Un “ponte” che unisce il nord con il centro Italia: questa è da sempre Pontremoli, definita da Federico II “chiave e porta” dell’Appennino e da Carlo VIII l’entrata delle montagne.

Oggi è il cuore del tracciato culturale europeo della Via Francigena, per essere stata ricordata da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, come XXXI tappa del suo viaggio di ritorno da Roma (990/994 d.C.).

Luogo di passaggio e di sosta, situato in mezzo a un ventaglio di verdi vallate impreziosite da suggestivi paesi, punto d’incontro di vie storiche, quali quelle di Monte Bardone (oggi della Cisa), del Borgallo, del Bratello e del Cirone, Pontremoli è luogo di accoglienza e di ospitalità come testimoniano i tanti Ordini religiosi che nel corso dei secoli vi hanno avuto sede.

Una “piccola” città, con una storia ricca: oppidum medievale dalle “altissime” torri e borgo mercantile, riconosciuta libero Comune dagli imperatori Federico I Barbarossa e Federico II, agognata e mai conquistata dai marchesi Malaspina, signori del resto della Lunigiana, contesa e ambita da molteplici potenze italiane ed europee.

Celebre e nobile oppidum per Carlo V, Pontremoli si trasforma tra Sei e Settecento in un borgo ricco di palazzi signorili e di chiese scrigni di devozioni e di opere d’arte, dotato di un teatro, il Teatro della Rosa, fino ad essere dichiarato, nel 1778, “Città nobile” dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena e, qualche anno più tardi, nel 1787, innalzato da Pio VI a sede episcopale.

Nasce così la Pontremoli settecentesca, tavolozza del Barocco pontremolese, dove il Medioevo e il Barocco vivono insieme, unendosi le rigide linee del primo con le animate del secondo.

Pontremoli, libro ricco di pagine da sfogliare e da gustare, è diventata la “Città del Libro”. Qui, dal 1952, nella Piazza “di sotto”, all’ombra del Campanone, la “voce” della Città, si assegna il Premio Bancarella.

Pontremoli
è terra, il territorio che l’avvolge e le pietre che la costruiscono;
è acqua, i corsi d’acqua che l’abbracciano e gli specchi di pioggia in cui si riflette;
è aria, i venti che la schiaffeggiano e le brezze che l’accarezzano;
è fuoco, i falò che la illuminano nelle gelide notti invernali e le passioni che infiammano i cuori della sua gente. 

Pontremoli è una lunga “strada” di pietra che si trasforma, alzando gli occhi, in una “strada” di cielo.

Pontremoli è una “gemma” preziosa incastonata al centro di tre delle più belle regioni italiane, Toscana, Emilia Romagna, Liguria: di esse è luogo d’incontro e “frutto”.

Il Castello del Piagnaro, la millenaria fortezza sentinella di Pontremoli e del suo territorio, centro militare degli armati del passato, le cui anime ancora in lei si aggirano accompagnate dal suono delle loro armi, oggi è custode dei misteriosi “antenati” di questa terra posta tra mare e monti. Qui le Statue stele della Lunigiana, gli antichi silenziosi “antenati” di pietra, avvolte dalle pietre della fortezza vengono animate dalla luce in una emozione che rende questo luogo capace di scuotere l’infinito che è nel cuore dell’uomo.

La Vetrina della Città, posta nelle viscere di Pontremoli, è una “discesa” nella sua anima così da scoprirla una “meta” che è inizio di un viaggio dove storia, tradizione, sapori e visioni si fondono. Da questo luogo segreto fatto da strati di storia, sostando negli “orti” della Città, si può ascoltare, toccandola, la voce del fiume Magra che si affretta, più o meno impetuosamente, a seconda delle stagioni, verso il mare. 

Pontremoli, “il ponte sospeso nella storia sotto cui scorre il fiume del tempo”, ti attende per essere scoperta e portata nel cuore.